Dollar Shave Club, la startup da 1 miliardo di dollari

02 agosto 2016

, #Marketing , #Media , #Press , #Startup story

Può una startup ritagliarsi una fetta di mercato tanto importante da mettere in difficoltà un colosso globale, leader del settore? La risposta è sì, soprattutto se la startup ha studiato un business model innovativo per proporre il suo prodotto, creando un saldo legame di fiducia con il consumatore.

 

 


Dollar Shave Club, acquisita per 1 mld di $

 

Stiamo parlando di Dollar Shave Club, azienda di e-commerce di cosmetici e rasoi per uomo lanciata da Michael Dubin quattro anni fa. Unilever, una multinazionale che non ha bisogno di presentazioni, attiva in decine di settori dall’alimentare ai detersivi, ha recentemente deciso di acquistare il “piccolo” concorrente per la cifra record di 1 miliardo di dollari. Un’operazione che non ha precedenti nel settore.

Per quale motivo? Per riuscire a sfruttare l’expertise del Dollar Shave Club nella vendita diretta al consumatore e il suo forte legame con i consumatori più giovani, i millennials.

 

Dollar Shave Club è una startup che ha applicato un modello di business nuovo per il prodotto in questione. Si tratta di un sistema di abbonamento e recapito a domicilio di tutto ciò che può servire ad un uomo per farsi la barba. Le tariffe partono da 1 dollaro e variano in base ai prodotti richiesti.

 

La community che si è creata in USA, Australia e Canada conta circa 3,2 milioni di membri, e ha permesso il raggiungimento di un fatturato da 152 milioni di dollari lo scorso anno. Un dato notevole, che ha inficiato nelle difficoltà di Gilette, il principale competitor negli Stati Uniti. La quota di mercato detenuta da Procter and Gamble (che detiene Gillette) è scesa, dal 2010 ad oggi , dal 71% al 59%.

 

Un’occasione da non perdere per Unilever che, oltre a venire in possesso dell'enorme database di Dollar Shave Club, ha stimato un incremento di fatturato nel 2016 per la startup, che dovrebbe superari i 200 milioni di dollari. I vantaggi saranno anche per il “club”, che avrà ancora alla guida il suo Ceo Michael Dubin, e potrà espandersi su scala globale, puntando ai mercati di Europa, Africa e Asia.

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